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Per incorniciarne i lati della piazza Rossetti volle due stupendi palazzi porticati, Palazzo Rondinelli e Palazzo Strozzi-Bevilacqua: lo spazio aperto della spianata venne incanalato nei portici, mediatori della luce attenuata in chiaroscuro, pensati con la funzione di condurre, in modo graduale, dalla piena luminosità al buio della compatta muratura delle costruzioni. Lo sguardo, infatti, secondo i canoni architettonici dell'epoca, non poteva correre il rischio di essere bloccato brusacamente: in corsa libera esso doveva piuttosto allargarsi d'intorno, a partire dal centro dell'arieggiata piazza doveva irradiarsi in tutte le direzioni. L'osservatore non poteva restare spiazzato, piuttosto il compito dell'architetto era quello di coccolarne lo sguardo con il gusto delle sfumature e delle forme dolci, arrotondate. E Rossetti conosceva bene le linee e le forme che il Duca voleva per la sua città rinnovata, sapeva bene come utilizzare gli spazi dosando parsimoniosamente pieni e vuoti e aveva una particolare sensibilità nel concepire la funzione urbanistica degli edifici che costruiva, come dimostrano le paraste d'angolo decorate di Palazzo Prosperi-Sacrati e Palazzo Turchi-Di Bagno. La sua abilità non ha sbagliato nel dare alla luce questa piazza, che ancora oggi riecheggia di straordinario splendore.
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Un nuovo quartiere, più moderno, era l'idea del burbero ma geniale Ercole I, detto Tramontana. Esso venne pensato in antitesi e sostituzione alla città antica, eppure, grazie all'abilità rossettiana, esso si trovò ad essa perfettamente integrato. La Piazza Nova, un ampia distesa realizzata in forma ellittica, all'epoca non riuniva attorno a sè nessun edificio di particolare rilevanza religiosa o politica che fosse fondamentale alla vita cittadina, ecco perchè il centro di aggregazione della popolazione non si spostò mai dall'originario nucleo sviluppatosi in seguito all'edificazione del duomo. La collocazione laterale rispetto agli assi di Via dei Prioni (corso Rossetti) e via degli Angeli (corso Ercole I), fa pensare alla piazza come un inserimento successivo nel piano originario dell'addizione, ma chi ci dice che non sia stata una scelta dettata da canoni diversi, magari astrologici?
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