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Purtroppo oggi solo sette dei dodici mesi, ventuno raffigurazioni su trentasei originarie, sono ancora osservabili e in buono stato di conservazione, mentre il resto è andato quasi completamente perduto. Si trattava di circa cinquecentoquaranta metri quadrati di splendide pitture, secondo un programma artistico che sovrasta il semplice "bello pittorico", arricchendosi di significati profondi, intrisi di allegorie e simbolismo, che purtroppo ancora oggi in parte sfuggono alla nostra comprensione. L'intera decorazione della sala, mettendo in gioco un complesso sistema di relazioni astrali,finisce per sembrare un grandioso talismano, a cui forse sarebbe stato designato il compito di proteggere il futuro di Borso: sembra, infatti, che la sua proclamazione a Signore di Ferrara da parte del Papa sia stata la ragione precisa per cui quei dipinti vennero realizzati.
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Quello che è certo è che il Salone dei Mesi non è l'unica bellezza che questa splendida dimora di svago riserva. Adiacente ad esso si trova la Saletta degli Stucchi, detta anche Sala delle Virtù. Si tratta di una rappresentazione in chiave più criptica, decisamente simbolica, della celebrazione di Borso d'Este, attribuita all'abilità scultorea di Domenico di Paris.
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Gli stucchi decorano riccamente il magnifico soffitto a lacunari lignei di impianto classicheggiante, mentre lungo le pareti si snoda una fascia suddivisa in diversi riquadri contententi festoni, ghirlande e putti. Questi ultimi, in particolare, vennero posti a sorreggere l'insegna estense dell'aquila bianca e le quattro imprese di Borso: l’Unicorno, simbolo di purezza, il Paraduro, che con la sua zucca nella calza messa a pendere da uno steccato sul pelo dell'acqua ricorda le bonifiche effettuate per volere del Duca nel territorio ferrarese, il Battesimo, che simboleggia la prudenza e il Fuoco, a significare carità e amore.
A separare i riquadri vennero poste immagini rappresentative delle Virtù teologali e cardinali. Si tratta in sostanza di altorilievi di figure femminili, raffigurate sedute su seggi, le quali trattengono in grembo i simboli della virtù che raffigurano. Unica assente tra di esse è la
la Giustizia, ma la sua mancanza è giustificata dal fatto che ad essa avrebbe dovuto essere destinato uno spazio indipendente e una collocazione di maggiore prestigio, in quanto essa era ritenuta la massima virtù attribuibile a Borso. La favolosa decorazione venne purtroppo interrotta da una cornice dorata, collocata sulle pareti alla metà del secolo scorso e ancora oggi in buono stato: in realtà si pensa che, in origine, l’apparato decorativo a stucco dipinto dovesse arrivare fino al pavimento.
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