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Palazzo Schifanoia

Tra le sue pareti si respirava solamente aria di festa: ogni pensiero doveva essere lasciato all'esterno del portone principale poichè solo il gaudio aveva diritto d'entare e doveva farla da padrone. Un luogo unico in città, una palazzo destinato ai banchetti, alle feste, ai giochi e al riposo. Una dimora alternativa poco distante dalla residenza ducale, un sicuro e vicino rifugio per la mente stanca dalle congiure di corte e dalle battaglie in corso, dalle rivolte da sedare e gli affari burocratici da gestire. Facilmente raggiungibile anche attraverso le dense e fredde nebbie invernali: Schifanoia era un luogo ideale, un paradiso cittadino, una fonte inesauribile di ristoro.
Prima delizia edificata dagli Estensi, ora sede di numerose collezioni della rete dei Musei Civici di Arte Antica di Ferrara, Palazzo Shifanoia assolse pienamente alla funzione che gli venne attribuita fin dalla sua denominazione: la primaria finalità di scacciare la noia e i pensieri derivanti ai Duchi d'Este dalla fatica di governare. Costruita per volontà del Marchese Alberto V, in una verdeggiante area di poco esterna alle mura cittadine, presso il pacato corso del fiume Po, Schifanoia sorse nel nel 1385 e si configurò fin da subito come una residenza riservata al piacere e allo svago dei nobili di corte, nonchè destinata ad ospitare illustri ospiti.
I primi lavori di ampliamento vennero avviati già a partire dal 1391, ma la manipolazione più evidente venne intrapresa a partire dal 1465 e terminò attorno al 1476. Nel corso di questi rimaneggiamenti, curati personalmente da Piero Benvenuto degli Ordini, l'edificio venne sopraelevato di un piano e venne ideato un grande salone di rappresentanza, che in seguito sarebbe stato affrescato seguendo le indicazioni astrologiche e i canoni calendariali dell'erudito astrologo di corte Pellegrino Prisciani.
Il prospetto del nobile edificio venne un tempo dipinto seguendo motivi geometrici che dovevano imitare fregi di marmi policromi, ma l'incuria del tempo lavò via tali pitture lasciando al loro posto solamente il caldo colore del cotto ferrarese. A testimonianza di questa elaborata decorazione pittorica oggi rimane una porzione dell'antica parete est, inglobata nell'edificio dai successivi ampliamenti e riscoperta durante i lavori di restauro che riportarono alla luce lo splendore del Salone dei Mesi. La facciata esterna dell'edificio, inizialmente coronata da merli, venne modificata nel 1493, seguendo un progetto di Biagio Rossetti: la merlatura pericolante venne sostituita da un più solido cornicione in cotto, che servì ad uniformare l'altezza dei prospetti del palazzo, e sempre in quell'anno si decise di aggiungere all'edificio ulteriori spazi, sia salette private che saloni più ampi da destianare ai divertimenti dell'intera corte.

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