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Questa sontuosa dimora, che sicuramente è da annoverare tra le costruzioni più suggestive e di maggior fama di tutto il Rinascimento Italiano, dopo la devoluzione di Ferrara allo Stato pontificio e il trasferimento della corte a Modena, rimase di proprietà dei suoi antichi signori fino al 1641, quando Francesco d'Este decise di venderla ai marchesi Villa.
In quegli anni i nuovi proprietari modificarono leggermente la fisionomia dell'edificio, insediandovi un bel portale d'ingresso, decorato da paraste. L'amministrazione comunale ferrarese riuscì ad appropriarsi del palazzo solo nel 1832, correndo il rischio di pederlo in quel bombardamento che colpì Ferrara nel 1944: fortunatamente i gravi danni provocati dalle bombe si rivelarono curabili tramite un accurato restauro.
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Tale immobile d'incrocio fronteggia altre costruzioni che presentano, similmente, spigoli riccamente decorati: Palazzo Prosperi-Sacrati e Palazzo Turchi-Di Bagno. Si tratta di un accorgimento stilistico chce mirava a marcare l'importanza del crocevia su cui vennero posti, punto mediano tra la città medievale, sviluppata attorno al Duomo e al Castello di San Michele, e la città rinascimentale, destinata ad avere come centro la "Piazza Nuova", oggi Piazza Ariostea.
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Ovviamente il Palazzo dei Diamanti doveva essere il più bello fra tutti, con i suoi aculei sfaccettati così aggettanti dalla posizione reciprocamente sfalsata tra fila e fila: la massa marmorea doveva conservare una certa plasticità, ispirare potenza e solidità, essere aggressiva eppure rimanere morbidamente fluida allo sguardo. L'alta qualità della soluzione d'angolo ha la capacità di attirare l'attenzione su di essa, monopolizzandola e segnalando l'importanza del caseggiato. Non c'è che dire, un'opera d'arte a tutto tondo. Anzi, a tutte punte.
La sua struttura interna presenta tre ali distinte ed una pianta ad U originariamente simmetrica ma alterata dai rifacimenti seicenteschi e dai più recenti restauri. Alcune sale del piano nobile conservano soffitti a cassettoni risalenti al Cinquecento, ma la parte che ancora oggi si presenta come la più bella è quella che un tempo fu abitata da Cesare d'Este e Virginia de' Medici. Il Salone d'onore, che dà su Corso Ercole d'Este, era allora luogo riservato ai ricevimenti: straordinariamente ampio, dal prezioso soffitto tardo cinquecentesco decorato a lacunari in legno a vista, esso fu sede della celebrazione dei giochi in onore del matrimonio di Virginia e Cesare. In tale sala, infatti, alcuni nobili giovani ferraresi disputarono per l'occasione numerosi giochi e un impegnativo torneo. Uscendo dal Salone d'Onore si può accedere alla stanza del Poggiolo, cui subito segue la Stanza del Parto, ossia il luogo in cui venne alla luce Alfonso III nel 1591. Entrambi gli ambienti vennero decorati dalla maestria di Giulio Belloni e Orazio Fiammingo: il primo affrescò ciò che il secondo aveva dapprima intagliato. Tra i rosoni dei soffitti vennero poste quattro tele ovali raffiguranti divinità, eseguite dai Carracci (Ludovico, Agostino e Annibale) e oggi conservate alla Galleria estense di Modena. |
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