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Numerosi sono stati i restauri che, nel corso dei secoli, hanno
compromesso il mantenimento dell'originaria struttura degli interni. Francesco Mazzarelli, nel Settecento,
curò i lavori del restauro più profondo, che portò alla quasi totale eliminazione dell'impianto medievale.
Le volte a sesto acuto poggiavano anticamente su ben quaranta colonne di mattoni dalla base marmorea,
a creare l'ampio ambiente compreso tra le vecchie cinque navate. Numerosi sono stati i restauri che, nel corso dei secoli, hanno
compromesso il mantenimento dell'originaria struttura degli interni.
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Francesco Mazzarelli, nel Settecento,
curò i lavori del restauro più profondo, che portò alla quasi totale eliminazione dell'impianto medievale.
Le volte a sesto acuto poggiavano anticamente su ben quaranta colonne di mattoni dalla base marmorea,
a creare l'ampio ambiente compreso tra le vecchie cinque navate. Nel corso del restauro queste ultime
vennero ridotte a tre e sulla prima campata venne posto un ampio atrio. Oggi in quest'atrio sono conservati i
telamoni originali che facevano da sostegno alle colonne del protiro, due sarcofagi risalenti al V e al XIV
secolo, un'acquasantiera di scuola romanica e un vitello stiloforo. Il bel soffitto, a cassettoni dipinti, sovrastava
anche il matroneo e le ampie gallerie laterali: anch'esso subì numeros modifiche negli anni. Il transetto
venne restaurato nel corso del XVII secolo, mentre le navate dovettero attendere il secolo successivo per
essere risistemate. Oggi la chiesa, in seguito agli ottocenteschi ritocchi apportati alle maggiori opere pittoriche
da Alessandro Mantovani e dal suo collaboratore Virginio Monti, si presenta rivestita di un sobrio arredo
classicheggiante.
Appena entrati, se si è credenti, non si potrà evitare di immergere le mani nella fresca acqua benedetta
contenuta in una delle due acquasantiere rococò, opera settecentesca di Andrea e Ferdinando Vaccà,
ricavate in forma di angeli nel marmo proveniente dalla toscana Carrara. Dopo la genuflessione e il segno
della Croce, il fedele alzerà gli occhi e potrà contemplare i due dipinti del maestro ferrarese Benevento Tisi
detto Garofalo: "San Pietro" e "San Paolo", due affreschi staccatisi dalla sconsacrata chiesetta di S. Pietro e
riportati su tela. Sovrastano tali dipinti anche due grandi statue dei patroni cittadini: San Giorgio e San
Maurelio Vescovo.
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Subito sulla destra dell'ingresso si trova la piccola cappella dedicata alla Madonna delle Grazie,
tanto cara ai ferraresi. Viene qui gelosamente conservata un'immagine della Vergine, attribuita ad
Ettore Bonaccossi, all'interno di un altare in marmo multicolore che risale all'VIII secolo. Ma anche
altre rappresentazioni della Vergine si trovano poco più avanti, proseguendo nella visita della Cattedrale:
una è la "Vergine in gloria con le Sante Barbara e Caterina", mentre l'altra è la "Vergine in trono".
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Si tratta di opere entrambe realizzate da Sebastiano Filippi, detto Bastianino. Nella parte sinistra
della chiesa, dall'inizio della navata fino circa alla sua metà, si trovano ancora opere pittoriche dedicate a
Maria: "L'incoronazione della Vergine e dei Santi", realizzata da F. Francia a cavallo tra Quattrocento e
Cinquecento; lo "Sposalizio della Vergine", di Niccolò Rosselli; la "Madonna liberatrice", opera del Garofalo
del 1532; e, sempre del Garofalo ma datata 1524, la "Madonna in trono col bambino e i santi Silvestro,
Maurelio, Girolamo e Giovanni".
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