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Coro e abside di Biagio Rossetti
Così nascosta dall'imponenza della costruzione principale, non è poi così facile scorgere dalla piazza quest'ultima
aggiunta fatta alla Cattedrale nel 1448. Progettata da Biagio Rossetti e voluta da Ercole d'Este, l'abside del
duomo è una grande costruzione semicircolare realizzata in laterizio, che contiene lo spazio del retroaltare
destinato al coro. Il colore caldo dei mattoni contrasta sia con il marmo bicromo dell'alto campanile che con
quello rosato dei suoi stessi capitelli. I pilastri, incorporati alla parete ma leggermente sporgenti, sembrano
sostenere le ampie arcate che in realtà sono cieche, come se ogni volta, al diffondersi nelle vie e nella piazza
circostante del soave canto liturgico, questo solo acennato porticato potesse fungere da invito ad entrare per
chi passava nei pressi del luogo. Le alte finestre, dotate di una strategica scampanatura verso l'esterno,
permettono alla luce solare di filtrare ad illuminare l'interno della chiesa di suggestivi effetti cromatici, che
invadono l'ambiente del coro dando vita ad un'atmosfera unica nel suo genere.
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Il solitario campanile
Questa solenne e incompleta torre, grandiosa nella perfezione del suo marmo bicolore, arricchisce la
splendida costruzione religiosa di ulteriore prestigio artistico e, allo stesso tempo, la avvolge di un'aura
di mistero. Ma perchè, c'è da chiedersi fin dal primo colpo d'occhio, la torre non venne mai completata con
una cuspide? La si voleva forse terminare con una forma così squadrata? Piuttosto sembra che il progetto
realizzato da Leon Battista Alberti nel 1450, per la costruzione della torre campanaria del duomo cittadino
al di sopra delle fondamenta già gettate nel 1412, comprendesse anche una guglia da apporre al di sopra
del cubo marmoreo che contiene le campane, ma tale appuntita estremità non venne mai realizzata. I quattro
grandi blocchi in cui la muratura della torre è suddivisa per mezzo di cornicioni aggettanti, sono decorati da
paraste semicilindriche sovrastate da archi a tutto sesto, tra i quali trovano posto pennacchi contenenti
elementi decorativi.
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Nel primo blocco a congiungere i due archi che danno verso la piazza sta un busto
raffigurante San Maurelio, un'opera di Matia Castaldi, realizzata nel 1466. Alla base della torre si trovano
invece i simboli dei quattro Evangelisti, mentre nel secondo cubo marmoreo furono posti cinque
quattrocenteschi scudi sporgenti, raffiguranti stemmi dell'epoca comunale.
I preziosi interni della Cattedrale.
Non si può ammirare così tanta bellezza e maestria di realizzazione solamente restando all'esterno
della madre di tutte le chiese ferraresi: nella Cattedrale di San Giorgio Cispadano bisogna, soprattutto,
entrare. Fare ingresso nell'edificio significa abbandonare fuori tutti i pensieri per immergersi nella
penombra di antiche genti, di mistiche devozioni rimaste appoggiate ai vecchi altari. Entrare significa
ascoltare la sussurrata voce di una Parola vecchia quanto il mondo ma che si rinnova ogni giorno
nella fede di chi varca le porte d'ingresso a queste sante mura per raccogliersi in una muta e speranzosa
preghiera.
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