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Sulla parte destra della facciata venne realizzata una piccola nicchia, per contenere la statua del Marchese Alberto d'Este. Grande merito dell'uomo fu quello di essere riuscito ad ottenere, nel 1331, la leggittimazione dell'Università ferrarese, tramite una bolla Papa Bifacio IX. Sulla sommità dell'ingresso che si trova in questa parte della facciata stà una piccola testa femminile di epoca romana: la leggenda vuole che essa rappresenti Madonna Ferrara, presunta prima fondatrice della città.
Presso l'ingresso minore di sinistra si trova un busto in bronzo raffigurante Clemente VII, opera seicentesca di Giorgio d'Albenga: egli ricondusse la città di Ferrara sotto il dominio dello Stato Pontificio nel 1598 e l'epigrafe commemorativa che sta sotto la statua racconta proprio di tale fatto. Al vertice dei pilastri cilindrici che sorreggono la facciata stanno una scultura raffigurante un uomo armato a cavallo (che sia il famoso Gugliemo degli Adelardi?) e una figura femminile che stringe a se un libro, possibile allegoria dell'insegnamento della Chiesa.
Il meraviglioso protiro che si trova innanzi al grande portale merita una descrizione a sé, tanto è ricca la varietà di bassorilievi e sculture che in esso trovano dimora. Le colonne che sostengono la loggia delle benedizioni, vedono alla base due grandi leoni sulla groppa dei quali stanno altrettanti telamoni dal volto estenuato: essi sostengono infatti il peso del protiro ma, metaforicamente, anche quello dell'intero Duomo, così come il popolo sopporta le avversità del cammino della vita e si impegna nella devozione religiosa, ristorato solo dall'eterea speranza del promesso Paradiso. Si tratta in realtà di due copie dei telamoni originali, che sono conservati all'interno della Cattedrale, nell'atrio: essi vennero sostituiti con gli attuali, di dimensioni maggiori, nel 1830, per ovviare ad un problema di instabilità statica dell'intero complesso.
La sommità della facciata del protiro é sovrastata da un arco, raccordato alla struttura tramite due pennacchi che riportano i bassorilievi di San Giovanni Battista e di un giovane che sorregge un Vangelo (probabilmente l'evangelista Giovanni). Al centro dell'arco venne posto un Agnello sacro, simbolo della purezza del Cristo venuto dopo il Battista e origine della parola trascritta nei Vangeli.
La loggia delle benedizioni, in sile gotico, ospita tre archi finemente decorati: al centro, tra le due bifore, venne posta una statua della Madonna con bambino, realizzata in cotto ma un tempo ricoperta d'oro, opera quattrocentesca di Michele da Firenze. A sovrastare la loggetta si trova un'architrave che reca altorilievi di dannati sulla destra e beati sulla sinistra: i due angeli tubicini, affiancati dall'arcangelo Michele dotato di bilancia per soppesare la purezza delle anime, guidano i primi verso la pentola infernale raffiguarata nella lunetta alla destra del protiro, e i secondi verso Abramo, che dimora nella lunetta di sinistra. Il timpano del protiro vede concretizzarsi la raffigurazione di questo Giudizio Universale, così come lo racconta l'evangelista Giovanni nell'Apocalisse: un Cristo giudicante sta al centro, affiancato dagli angeli che portano la croce e la lancia della Passione e da una Maria e un Giovanni Battista in atteggiamento orante. Sulla testa di Gesù volano due angeli che reggono una corona e, lungo gli spioventi del timpano, stanno altri angeli e alcuni vegliardi.

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