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Quando Ferrara fu la sfarzosa corte del grande Ercole I d'Este, il quale portò la città al massimo
splendore, sulla Cattedrale si sfogò anche la virtù artistica di Biagio Rossetti. Tra 1498 e 1507 il
grande architetto si occupò di ingrandire il coro e costruire l'abside, portando ad un allungamento
generale dell'edificio. Gli ultimi lavori alla chiesa ebbero luogo tra Seicento e Settecento: nel 1636
l'architetto Luca Danese risistemò l'ultima campata prima del coro, che necessitava un consolidamento
statico, mentre tra 1712 e 1728 l'architetto F. Mazzarelli ristrutturò gli antichi interni.
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La Cattedrale che conosciamo oggi è sostanzialmente quella delle ultime modifiche di Mazzarelli: un
autentico gioiello di storia e cultura, avvolto nella mistica dimensione del raccoglimento religioso che si
assapora tra le sue antiche e possenti mura.
L'architettura e le bellezze esterne.
Il maestoso edificio religioso che sovrasta l'ampia Piazza Trento Trieste vanta una lunghezza totale di oltre
cento metri, raggiunta in seguito alle modifiche apportate dal Rossetti. La particolare struttura tricuspidale
della chiesa, vide il massimo impegno dei suoi realizzatori nella decorazione della facciata esterna. Lo sguardo
del curioso visitatore si ritrova spontaneamente guidato in un percorso che lo conduce a staccarsi dalla primaria
estasiata occhiata d'insieme, per concentrarsi sull'analisi più puntuale dei numerosi particolari scultorei, fino a
spingerlo a porsi in una forma mentis più adatta ad apprezzare la minuziosa e quasi certosina, decorazione del
protiro e del sottostante portale maggiore.
La parte inferiore della facciata, fino al primo loggiato di archetti a tutto sesto, venne realizzata nell'imponenza
tipica delle chiese in stile romanico: le tre ampie porte d'accesso si aprono in un'austera parete liscia che non
vede nessun fasto troppo ostentato. Il discorso cambia radicalmente se lo sguardo comincia a salire
arrampicandosi lungo il primo ordine di loggette: eccoci agli archetti riuniti in trifore, a loro volta sovrastate da
rosoni decorati ricompresi in archi a sesto acuto. Il secondo ordine di logge è continuo: esso sta sotto a grandi
bifore profondamente strombate, quattro per ognuna delle tre massicce cuspidi che rendono unica la struttura
del Duomo. I maestosi timpani sono infine completati da tre ampi rosoni e da una galleria di piccoli archi che va
ad impreziosirne gli spioventi.
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