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I maggiori capolavori del Museo sono conservati, più che nella parte conventuale, nella sala dell'antica chiesa. In posizione centrale stanno le meravigliose ante del vecchio organo, decorate dalle sapienti mani di Cosmé Tura nel 1469. Quando l'organo non era in funzione e le ante, che solitamente nascondono le canne, rimanevano chiuse, i fedeli potevano ammirare la splendida scena del combattimento che S. Giorgio ingaggiò contro il mitico drago, nel tentativo di mettere in salvo la bella principessa. All'inizio della funzione, invece, appena si udiva la melodia dei canti, ecco aprirsi le ante e rivelare una maestosa Annunciazione alla Vergine. L'ingegno e la grandezza di Cosmè Tura sono ancora vive in quelle forme ed in quei colori: testiminianza del sapiente lavoro suo e dei suoi numerosi collaboratori.
Appesi alle pareti della sala trovarono sistemazione otto magnifii arazzi, realizzati dalla manifattura ducale di ferrara tra 1550 e 1553, sotto la guida dell'arazziere fiammingo Giovanni Karcher. Quattro di essi vennero realizzati su disegno di Camillo Filippi e quattro sui cartoni già predisposti dal Garofalo. I primi, dedicati agli episodi della vita di San Giorgio, rappresentano la scena dell'uccisione del drago, e i cosiddetti "supplizi" imposti al santo dall'imperatore persiano Daciano: quello dell'albero, durante il quale il Santo venne bastonato, ricoperto di ustioni e lacerato da uncini, quello della ruota e, infine, la sua decapitazione.
I secondi, quelli di Garofalo, raccontano la leggenda e la vita di San Maurelio. Il primo arazzo vede Maurelio nell'atto di incoronare il fratello, secondogenito, a Re di Edessa: egli infatti aveva deciso di rinunciare alla carica politica per consacrarsi alla vita religiosa. Nel secondo arazzo si mostra la sua proclamazione a vescovo di Ferrara, con la presa di possesso della diocesi. Nel terzo arazzo Maurelio viene raffigurato mentre celebra la sua prima Santa Messa a Ferrara e, miracolosamente, appare il braccio di Dio a benedirlo, mentre Garofalo destina quarto ed ultimo arazzo alla raffigurazione della decapitazione del Santo, per ordine del fratello che egli stesso aveva reso Re.
Sempre all'interno del museo trovano dimora anche alcune opere in pietra, antiche lapidi provenienti dagli arredi della Cattedrale. Tra queste vi sono le famose formelle distaccatesi dalla famigerata Porta dei Mesi, all'atto della sua abolizione. Tali formelle rispettano quella tradizione dei calendari figurati che tanto era in voga presso le grandi corti rinascimentali, nei quali ogni mese veniva identificato per mezzo dell'attività agricola che più lo caratterizzava. Un capitello raffigurante la storia di S. Giovanni Battista sembra anch'esso riconducibile all'ingegno del Maestro dei Mesi, creatore sia dell'antica porta che degli affreschi di Palazzo Schifanoia. Altre formelle conservate nelle stanze del museo paiono riconducibili all'antico pulpito del XIII secolo, mentre un capitello che ritrae la decapitazione del Battista ordinata da Erode per desiderio di Salomé, pare risalire al XII secolo.
Prima di uscire dal museo non bisogna dimenticare di apprezzare la bellezza di due opere scultoree attribuite al grande maestro Jacopo della Quercia: la Madonna della melagrana, realizzata per essere posta su di un altare laterale e commissionata da un nobile rodigino, e una statua di San Maurelio. Altra scultura interessante, di autore ignoto, risulta essere la statua equestre che ritrae Guglielmo II degli Adelardi, considerato uno dei maggiori fautori dei questo magnifico capolavori di architettura e arte che è il Duomo ferrarese.

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