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Il presbiterio della chiesa ospita il prezioso altare maggiore in marmi policromi, circondato ai lati dalle statue, opera del milanese Giorgio Albenga, di San Maurelio e San Giorgio appoggiatesu alti piedistalli. Le pareti sono invece decorate da affreschi originali o riproduzioni di lavori dei massimi pittori emiliani dei VII secolo: Ludovico Carracci, Guido Reni, Ipolito Scarsella, Francesco Naselli e Benedetto Gennari. Gli affresci raffiguranti gli Apostoli e i Santi Olivetani sono invece opera di Francesco Ferrari e Giacomo Parolini. Di Ferrari sono inoltre i "Dottori della Chiesa" e le "Virtù cardinali e teologali" e i dipinti di Maria e gli angeli che abbelliscono il catino del coro, il quale vanta pesanti stalli lignei intagliati e intarsiati dai Canozi di Lendinara. Proprio al centro del coro si trova una pala raffigurante San Giorgio vittorioso, inserito in una splendida cornice rocaille e ideata da Maurelio Scannavicini. Tale pala fu ultimata nel 1682.
La sacrestia è solitamente la parte della chiesa che più rimane nascosta ai fedeli, il luogo in cui si svolge la vita dei sacerdoti che devono celebrare la funzione e, nel caso di San Giorgio, la quotidianità delle preghiere monacali. In ogni caso questo non significa che tale luogo, nel momento della costruzione e della decorazione della chiesa, venisse trascurato rispetto agli altri ambienti. La sacrestia del monastero di San Giorgio, infatti, è una vasta ala a due corpi, che a fine Seicento ha visto murate le porte laterali che la rendevano comunicante con il chiostro esterno ed è divenuta una parte isolata dell'edificio, riccamente curata. In quest'ampio ambiente convivono in modo armonico le volte a crociera dalle linee quattrocentesche, gli stucchi settecenteschi e gli armadi barocchi. Entrando nella prima sala si possono ammirare i postergali del Cinquecento, che subito lasciano indovinare l'antica destinazione ad aula capitolare, e, dietro la porta d'angolo, un grande lavabo im marmo rosso veronese


Un arco in marmo, affiancato da due bifore, sancisce il confine tra le due sale e riporta immagini di paesaggi realizzate da Giuseppe Zola. La seconda sala conserva un'esposizione di paramenti sacri in successione temporale: dai più antichi che risalgono al Quattrocento si arriva fino ai preziosissimi ricami di quelli che venivano utilizzati in epoca barocca. Le pareti sono ricoperte da tele di D. Parolini ultimate intorno ai primi anni del Settecento. Nella sagrestia è inoltre conservata una bella statua lignea di una Madonna con Bambino, opera attibuita ad Andrea Ferreri che proviene dalla chiesetta della Madonna del salice. Alcuni monaci defunti vennero seppelliti in botole ricavate all'interno della sagrestia: le loro tombe sono state risistemate di recente, forse anche con l'idea di renderle in futuro visitabili.

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