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Presso l'ingresso del campanile si trova una piccola cappella restaurata in tempi recenti, all'interno della quale è conservata la pietra tombale del celebre pittore Cosmé Tura, che per quasto monastero dipinse due grandiose pale purtroppo oggi disperese: la Pala di Roverella, in onore del vescovo defunto, nel 1457, e la pala dedicata a San Maurelio, ultimata nel 1479. Le ceneri di colui che fu uno dei maggiori esponenti della rinascimentale "officina ferrarese", artista molto caro a Borso d'Este, pare siano conservate, insieme a quelle di alcuni suoi familiari, all'interno della chiesa, in un tempietto collocato presso la cappella di San Maurelio. Quello che rimane a prova certa della presenza della sua dimora eterna tra le mura di San Giorgio è, in ogni caso, la più evidente lapide terragna ai piedi del campanile.
Gli interni di S. Giorgio
L'interno della vecchia cattedrale conserva connotati barocchi e opere che rimandano al Seicento pittorico ferrarese, inserite nel contesto dei rifacimenti operati a quell'epoca. Gli ornamenti fastosi impreziosiscono le tre ampie navate absidate, separate da file di colonne e coperte da volte a crociera. Al fondo la chiesa è arricchita dalla presenza del coro semicircolare e di un presbiterio con lungo impianto longitudinale. La navata centrale si apre verso l'altare maggiore con un grande arco trionfale sorretto da pilastri sporgenti. L'accesso al presbiterio è sovrastato da un'ampia arcata a volta ribassata che si imposta sui forti muri laterali. Le navate secondarie cominciano dai pilastri che sostengono l'arco di trionfo e si allungano in una campata che funge da presbiterio a due absidiole. Nella parte sinistra della chiesa si trova una porta di collegamento con il campanile. Il pavimento è impreziosito da un grande stemma degli Olivetani che pare risalire al XV secolo. |
| L'interno dell'edificio, rimaneggiato nel 1581 da Alberto Schiatti, nel corso del Seicento venne decorato da numerosi artisti dell'epoca, fra cui ricordiamo particolarmente Francesco Ferrari, la cui abile pennellata si ritrova in numerose opere ivi conservate. All'interno del percorso delle navate si trovano molti altari lignei dorati, i quali vennero scolpiti tra Cinquecento e Seicento. Sopra alcuni di questi altari stanno grandi tele, come ad esempio le"Storie di San Benedetto", realizzate da Francesco Naselli, o la "Flagellazione" e la "Coronazione di spine", concepiti attorno al 1640 da un ispirato Francesco Costanzo Catanio.
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Nella quinta campata della navata di sinistra sta un altare dedicato a Santa Francesca Romana, in legno dorato e scolpito alla fine del VII secolo. Le enormi mensole cuoriformi sostengono due colonne fasciate decorate, nella parte bassa, da fregi. I loro bei capitelli corinzi sorreggono una trabeazione a timpani ricurvi, ornati da foglioline e puttini. |
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