Monumenti in città | |  |

Arte in provincia | |  |


Delizie | |  |

Servizi | |  |
|
Il grande edificio della chiesa venne realizzato pensando a forme semplici, così come semplici furono i suoi abitanti nei secoli, sempre dediti al lavoro nei campi e alla preghiera. Libera ed indipendente su tre lati, a fianco del suo quarto muro si trova l'ampio chiostro, che in realtà è solamente uno dei minori nel terzetto dell'opera originale. Probabilmente realizzato su disegno di Biagio Rossetti, ad esso si accede tramite un ingresso posto vicino alla porta della sagrestia: composto di quattro ali porticate con esili colonne marmoree che poggiano su di una base in muratura e vantano sontuosi capitelli corinzi, il chiostro, coi suoi archi a tutto sesto posti a sostegno di ampie volte a crociera, ricrea un ambiente d'altri tempi, all'interno del quale i monaci passeggiano ancora oggi con i breviari in mano, sussurrando le lodi mattutine o la compieta della sera. Al centro del cortile sta un grande pozzo in marmo che riporta lo stemma olivetano, mentre la copertura a terrazzo pieno, nel lato nord del porticato, consente una suggestiva visuale sul campanile, dal quale si può udire il potente suono delle sue quattro campane: Giorgio, Maurelio, Maria ed Eurosia.
|
|
Il maestoso campanile rossettiano è davvero spettacolare: quattro dadi sovrapposti, a immagine e somiglianza della torre albertiana del nuovo San Giorgio Cispadano, nei quali il caldo colore dei mattoni viene per un attimo ridestato dagli occhioli delle finestrelle circolari. Si tratta di ardite specchiature traforate ad oculo, a sostegno di un ultimo ordine più leggero, che si apre in coppie di bifore sovrastate da archi più ampi a tutto sesto realizzati, in marmo e cotto, anch'essi con apertura ad oculo nel centro.
|
 |
E' attraverso queste aperture che si spande il suono delle enormi campane (ognuna di esse pesa ben quattro quintali), allietando la zona circostante. Nella parte terminale della torre stanno quattro pinnacoli e la cuspide. Quest'ultima era un tempo sovrastata da un grande cono marmoreo completo di croce sulla cima, abbattuto, secondo dicerie popolari, da un colpo di cannone e ora coservato nel chiostro. Ancora oggi si legge sul cono una iscrizione del 1487, posta ad invocare la benevolenza di Dio in lingua greca, latina ed ebraica: una traduzione umana del linguaggio universale propagato nell'aria verso il più alto del cielo dalla musica delle campane.
La grande torre venne innaugurata nel 1485, a seguito della pace tra Ferrara e Venezia, come testimonia l'iscrizione lapidea sul corpo della costruzione. La sua spiccata pendenza è dovuta al cedimento naturale del terreno, reso meno compatto dal terremoto del 1570, evento che si pensa fu la reale causa del distaccamento della guglia superiore. Il suo stile romanico lombardo, decorato dalle fini lasene laterali che terminano in capitelli e trabeazioni lievemente aggettanti, svetta nei suoi oltre quaranta metri d'altezza longilineo ma possente, esaltato dalle cornici in cotto poste ad ornamento delle bifore superiori e degli oculi mediani. Per salire fino alle campane occorre percorrere ben undici rampe di scale, per un totale di 160 gradini. Fuse nel 1881 nella bottega di Clemente Brighenti a Bologna, le imponenti campane metalliche intonano anora oggi il loro fiero canto in sol bemolle, per annunciare i momenti allegri e i momenti tristi che accompagnano lo scorrere della vita della comunità parrocchiale creatasi attorno all'antico monastero.
|
|

Sagre e Eventi | |  |
|