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Al massimo del suo splendore, probabilmente sotto la guida dei monaci Olivetani, San Giorgio doveva essere una costruzione davvero estesa: pare comprendesse ben tre chiostri, il campanile e numerosi fabbricati minori. Oggi di tutta quella grandiosità rimangono solo la bella chiesa, il pendente campanile quattrocentesco e uno dei chiostri più piccoli. E' sorprendente riassaporare questo luogo di meditazione, così ricco di storia che, nonostante il tempo e la sua progressiva mutilazione, pare non aver perso nulla dell'antico fascino e rimane ancora il "faro" della città estense: imponente presenza che si scorge anche da lontano e autorevole testimone di un operoso passato, tutt'ora vivo nelle preghiere dei monaci che lo abitano.
Esterni ed architettura.
Fermarsi per un attimo ad ammirare la possente struttura della chiesa monumentale può servire ad afferrare la grandiosità delle opere che vennero portate avanti nel corso dei secoli per tentare di recuperarne la bellezza, come a proteggere un tesoro che mai si potrebbe accettare di perdere. La facciata in cotto, impreziosita al centro da un grande bassorilievo in pietra raffigurante San Giorgio nell'atto di uccidere il leggendario drago, venne completamente riedificata nel 1722. Realizzata in posizione arretrata rispetto alla precedente, in uno stile moderatamente barocco, porta su di sè un pesante frontone triangolare, i cui spioventi si collegano alle ali laterali per mezzo di ampie volute.
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Queste ultime, funzionali a colmare il dislivello tra la parte centrale e le due laterali, sono decorate alla sommità da due statue in marmo bianco, una a omaggio di San Maurelio e una a omaggio di San Lorenzo.
L'ingresso alla chiesa è unico, avviene attraverso un ampio portale architravato, che riporta una leggera modanatura. Altre aperture che danno sul sagrato vennero realizzate in seguito alla ristrutturazione settecentesca, per collegare la chiesa alle ulteriori strutture che compongono il monastero.
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| L'emblema degli Olivetani sovrasta il grande timpano dalle ampie cornici in marmo con profonde modanature, mentre la coppia di paraste a ciascuno dei due lati del bassorilievo sembra sorreggere l'architrave su cui esso poggia. Un alto piedistallo sostiene le lesene, che terminano in eleganti capitelli, mentre l'architrave è decorata con triglifi di sapore greco. L'omogeneità del cotto amalgama in una equilibrata composizione anche le finestre di forma regolare, che lasciano filtrare la luce dritta ad illuminare la parte più profonda della chiesa, il presbiterio. Tre lapidi trovano dimora nel laterizio della facciata: due risalgono alla seconda metà del XIX secolo, mentre una porta memoria dell'ospitalità ricevuta da Papa Clemente VIII, che soggiornò presso i monaci olivetani quando giunse a Ferrara nel 1598, per strappare il potere ai Duchi d'Este.
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