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Chiesa di San Giorgio
Qualche cenno di storia
Il campanile dell'imponente Monastero di S. Giorgio svetta all'orizzonte. Lo si vede sia da dentro le mura che dalle campagne circostanti, antica guida per i viandanti. Nei secoli la torre campanaria opera del Rossetti aiutò i mercanti ad orientarsi nelle nebbie padane e a raggiungere il fiume Po che le scorre vicino. Ma prima della costruzione rossettiana vi era un'altra torre a indicare il cammino, poichè la presenza di un edificio dedicato a San Giorgio in quel luogo è segnalato dal X secolo, quando il monastero raccoglieva attorno a sé un piccolo borgo di case, solitario e indipendente, del tutto esterno sia alla cinta muraria che alla brulicante vita cittadina.
Una leggenda narra che nel 1657 il vescovo di Voghenza, Maurelio, fuggì dalla sua residenza per salvarsi dalle ire di Mauro, arcivescovo ravennate che era stato scomunicato. Si rifugiò presso l'antica chiesa e fondò la diocesi ferrarese, facendo di quel luogo tranquillo la Cattedrale cittadina ed attirando così numerosi fedeli sia per le celebrazioni che per pellegrinaggio. In realtà non ci è dato di sapere quanto tale racconto corrisponda al vero, poichè esso non trova alcuna conferma nelle fonti ufficiali dell'epoca, ma di certo può dirsi affascinante il pensare che proprio quella chiesa venne prescelta come luogo per la fondazione della nuova diocesi. In ogni caso si sa che il vescovo di Ferrara Maurelio, vittima di martirio, venne nel tempo beatificato e santificato, fino ad assurgere alla dignità di Santo Patrono di Ferrara, insieme al già patrono S. Giorgio, e proprio in questo monastero si trova la sua tombra.
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Prima residenza dei vescovi ferraresi, questo è da considerarsi dato certo, il complesso di S. Giorgio svolse la funzione di Duomo cittadino fino al XII secolo, quando venne costruita la nuova cattedrale, dedicata al medesimo Santo, su di un nuovo terreno appositamente acquistato e bonificato allo scopo di creare un nuovo centro cittadino e dare vita ad un governo comunale indipendente e capace di autodeterminarsi. Nel momento in cui gli ultimi gregari del vescovo si trasferirono alla nuova sede, il vecchio S. Giorgio conobbe un periodo di grave decadenza.
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Solo nel 1417 Niccolò III d'Este decise di affidare l'edificio ai monaci Benedettini Olivetani, che ancora oggi fanno da guardia alle bellezze conservate tra quelle possenti e sante mura.
L'attuale configurazione del monastero si deve alle trasformazioni operate tra il VII secolo e l'età barocca, cui risale l'ultimo rifacimento della facciata. Nel corso del XV secolo numerosi lavori vennero messi in opera per adattare gli edifici alle esigenze conventuali, ma il tremendo terremoto del 1570 provocò danni talmente ingenti da costringere gli Estensi a rimetter mano alla bisaccia per finanziare opere di restauro: dal 1473 i cantieri operarono su progetto di Biagio Rossetti, realizzando la sacrestia, il nuovo impianto del primo chiostro e il campanile del 1485. Nel 1581 intervenne anche la mano di Alberto Schiatti e ulteriori lavori vennero eseguiti nel XVII secolo. Tutti questi rifacimenti e queste risistemazioni furono nell'insieme tali da cancellare quasi completamente le tracce della costruzione originaria.
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