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Altra via di accesso al piano nobile è rappresentata dallo scalone rinascimentale che sta all'ingresso nord del cortile. Questa addizione risale probabilmente alla sapiente opera di Girolamo da Carpi, così come l'ampia scalinata a spirale che venne ricavata nel corpo orientale del castello. Ultimo e suggestivo accesso al primo piano è la cosiddetta "rampa dei cannoni": si tratta di un piano inclinato un tempo funzionale al trasporto delle armi più pesanti in posizione di attacco o di difesa della fortezza. Rampa di servizio agli spalti armati, ancora oggi, nel percorrerla, si rivive la foga e la tensione con cui i soldati trasportavano le artiglierie sospingendole sul pavimento ciottolato.
La magnifica teoria di saloni che ancora è ravvivata dagli affreschi commissionati da Alfonso II nella seconda metà del Cinquecento, fa del piano nobile del Castello Estense una vera leccornia per qualunque turista ghiotto di raffinati connubi tra arte e cultura. Immaginare la vita di corte tra queste stanze, sia quelle riservate all'intimità dei Duchi che quelle pubbliche destinate ai cortigiani, permette, grazie alla maestria che fu della famiglia Filippi e di Ludovico Settevecchi, di immergersi in un sentore di giochi e allegri banchetti così da perdere, almeno per un attimo, la cognizione del tempo e lasciarsi prendere completamente dalle figure e dai colori che riempiono i sontuosi soffitti.
Il cosiddetto "Appartamento dello Specchio" comprende tre Saloni d'Onore situati intorno alla Torre dei Leoni, originariamente destinati ad essere gli ambienti più privati della vita ducale e splendidamente affrescati da Camillo, Cesare e Sebastiano Filippi, da Ludovico Settevecchi e Leonardo da Brescia, nel 1574. In queste sale si respira tutta la regalità dei signori Ferraresi: l'amore per la destrezza fisica, la passione per la cultura e l'arte classica, il manierismo e la ricercatezza della perfezione pittorica. Emozioni uniche, difficili da descrivere, tutte da scoprire e vivere in prima persona.
Nel soffitto del Salone dei Giochi, la stanza più ampia, troviamo affrescate le arti ginniche e le competizioni guerresche a cui gli uomini si dedicavano nel corso della loro vita, fin dall'infanzia, per giungere alla piena maturità corporea. Negli undici riquadri di sapore greco-romano vediamo raffigurati: il gioco dei cerchi con tintinnabuli, il gioco della palla al bracciale, la corsa delle quadrighe, il Trigonale, la Danza Pirrica, il lancio del disco, il nuoto, il Pancratio, la lotta, l'altalena e gli alteristi. L'aquila bianca, simbolo della dinastia estense, campeggia sull'intero ciclo, a ribadire l'amore che Alfonso II nutriva per tutte le discipline capaci di coinvolgere l'energia fisica e convogliarla in un'attività di forza e agilità. Solo cinque di questi disegni sono riconducibili in via diretta alla famiglia Filippi, mentre gli altri sembrano opera di Settevecchi e di Leonardo da Brescia. Lungo le pareti pare dovessero esserci altre pitture, orami purtroppo sbiadite dal tempo, a rappresentazione degli antenati del casato.

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