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Gli interni tra interrato e pianterreno.
Ma una prigione si trova anche a pianterreno, esattamente sopra l'antico antro il cui pavimento è imbevuto del sangue dei due avventati innamorati. In tale ambiente umido e quasi del tutto privo di luce, trovò la morte uno dei due fratelli di Alfonso I, i quali avevano tramato una congiura ai suoi danni e ai danni dell'altro fratello, il cardinale Ippolito. Quando l'inganno venne alla luce, i due congiurati, Giulio e Ferrante, furono imprigionati e condannati a morte. La loro pena venne in seguito commutata in carcere a vita e, morto Ferrante, Giulio fu graziato, ormai ottantunenne, da Alfonso II nel 1556, in occasione della sua proclamazione a Duca. Da allora e fino ad oggi, l'angusto antro porta il nome di "Cella di Giulio".
Ma nell'interrato del Palazzo non si trovano solo celle: tre le basse volte a botte del soffitto stanno anche ampi stanzoni che un tempo erano magazzini per le masserizie, depositi per cibo, acqua e munizioni. Nelle quattro sale dette "dell'imbarcadero" si ritrovano gli antichi attracchi per le imbarcazioni che, risalendo il canale della Giovecca, rifornivano i castellani delle derrate provenienti per via fluviale. Dal piccolo pontile, inoltre, era possibile abbandonare il luogo a bordo di piccole barche o di bucintori dorati, grazie ai quali i signori d'Este solevano recarsi presso le residenze di caccia, le cosiddette Delizie, che avevano fatto edificare sulle rive del Po e dei tanti canali che, diramandosi da esso, conducevano nel bel mezzo delle selvagge campagne della provincia ferrarese. Oggi i quattro imbarcaderi vengono spesso utilizzati per ospitare manifestazioni pubbliche o private quali riunioni, cene, buffet, mostre e convegni.
Sopra il livello del fossato, racchiuso tra i corpi longitudinali che congiungono le quattro torri, sta un ampio cortile ciottolato. Sulla parete che guarda verso est si apre un ampio loggiato di otto archi in cotto, sorretti da slanciate colonne in pietra. Sulla facciata contrapposta gli archi si riducono a quattro, sono in realtà cieche file di mattoni sporgenti posti in forma ogivale. Sulle facciate interne del cortile si intravede una doppia fila di cornici. La prima, realizzata in cotto, riporta tracce di una decorazione policroma e, all'altezza dell'imposta del secondo piano, mostra i segni del rialzamento di un piano del castello portato a termine su progetto di Gerolamo da Carpi. La seconda, invece, venne eseguita in legno. I pozzi in pietra che si trovano al centro del chiostro ciottolato attingono a due delle quattro vasche in cui veniva conservata l'acqua piovana, le quali hanno sede al di sotto del cortile.
Bisogna però chiarire che 1917 e 1925 il cortile interno venne radicalmente trasformato: prima dei lavori esso era intonacato, mentre le finestre che vi si affacciavano erano incorniciate e architravate in chiaro scuro.

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