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Gli interni tra interrato e pianterreno.
Delle oltre cento stanze del magnifico maniero oggi restano solamente le strutture murarie e gli splendidi affreschi posti a loro ornamento ma, malgrado gli arredi siano stati nei secoli trafugati o siano finiti in altri musei e molte delle decorazioni parietali siano state distaccate dopo il 1598 e messe in viaggio verso Roma, vale la pena ugualmente di visitare la splendida struttura del Castello Estense, per rivivere i momenti del suo maggiore fasto almeno cullati dalla suggestiva atmosfera e dalla propria fantasia. Il modo migliore per cominciare la visita è discendere nei sotterranei del piano interrato, dove si trovano le antiche prigioni e l'umidità del fossato filtra dalle porose pareti.
Lo zoccolo della costruzione sprofonda per ben due metri al di sotto del letto della fossa, con un grosso volume in muratura che racchiude stanzette anguste. Qui non venivano certo incarcerati detenuti comuni: tali segrete erano riservate a coloro che si erano macchiati di crimini a sfavore della famiglia d’Este, attraverso ordite trame che tentavano di minarne il grandioso potere. Le testimonianze di questi detenuti sono tutt'ora visibili, incise sui muri da mani tremanti di collera e terrore, per mezzo di chissà quali arnesi recuperati in modo fortuito. Da quelle celle era impossibile fuggire: la morte giungeva per volere dei Duchi o per la fame dei ratti che probabilmente le infestavano.
Sotto la Torre dei Leoni si trovano altre celle, difese da grosse inferriate e pesanti porte realizzate in legno e ferro. Eccoci quindi giunti tra quelle mura che videro il trascorrere degli ultimi giorni dei giovanissimi Ugo d'Este e Parisina Malatesta. Quando Ugo, figlio del Duca Nicolò III, venne scoperto amoreggiare con la giovane seconda moglie del padre, di cui si era follemente invaghito, venne rinchiuso con quest'ultima nell'interrato della torre Marchesana ed entrambi vennero processati per il delitto commesso. Gli atti del processo furono inviati alle maggiori signorie dell'epoca, che invocarono il perdono per i due incauti amanti. Purtroppo l'incestuoso legame dei due ragazzi aveva provocato una tale indignazione e disistima nel Duca che questi decise di farli decapitare, il 21 maggio 1425. Ancora oggi, nel Museo del Castello, si conserva un affresco che pare venne posto sul luogo del delitto, la cui vicenda tanto alimentò la letteratura dell'epoca, a sua espiazione: si tratta di una Madonna tra due Santi.

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