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Purtroppo invece, la mancanza di eredi diretti all'interno della casata provocò il passaggio del territorio ferrarese e di tutte le sue bellezze allo Stato Pontificio, rendendo necessario il trasferimento di ciò che restava della corte a Modena. Dal 1598, quando Papa Clemente VIII rivendicò il suo potere sul ferrarese, fino ai giorni nostri, il palazzo ducale non ha sostanzialmente mutato di molto la sua fisionomia. Abitato dai Cardinali Legati, che amministravano la zona per conto del Papa, il castello venne adattato alle nuove esigenze e si commissionò l'inglobamento dell'avancorpo sul lato nord alla struttura longitudinale del piano nobile, con l'obiettivo di ricavare nuovi locali abitabili che vennero riccamente decorati. Sulla sommità del fabbricato venne posta un'arma in marmo di Clemente XIV, sotto la quale in seguito trovò dimora un balconcino coperto di legno, collocato in posizione strategica per controllare le principali strade cittadine.
A partire dall'ampio fossato del castello venne ricavato un canale navigabile, detto Panfilo poichè dedicato a Papa Innocenzio X il cui cognome era Panfili, che permetteva alle imbarcazioni in viaggio lungo la Darsena di spingersi fino alle mura del palazzo o fino a Piazza Savonarola. Il grande cancello che ancora oggi sostituisce una parte del muretto posto a circondare il fossato serviva per proteggere un ampio scalone che fungeva da attracco per le navi, in modo da impedire l'approdo di ospiti indesiderati. Un ulteriore attracco si trovava anche all'angolo che la fossa formava con il Corso Martiri della Libertà e il Corso della Giovecca, ma ora esso non è più visibile in quanto demolito pochi anni orsono.
Forse per destino, forse per il caso, nei secoli il Castello Estense fu luogo in cui si consumarono atroci delitti, alcuni dei quali non ebbero nulla a che vedere con la grande casata che lo fece costruire. Nel 1943, lungo il muretto che delimita la fossa protettiva del Castello verso Corso Martiri della Libertà, che prese tale nome proprio per conservare memoria del fatto, vennero fucilati ben undici cittadini sospettati di essere non condividere il governo del Regime Fascista. Il grande cinema e la letteratura vollero omaggiare il coraggio di quei martiri e la grandezza di Ferrara all'interno di opere uniche. Florestano Ubucini decise di dedicare loro un intero film, "La lunga notte del '43", e così anche Giorgio Bassani,in un commovente racconto, volle mantenere vivo il ricordo della triste sciagura.

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