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Il Castello, la dimora Estense
Solo con Ercole I, ossia a partire dal 1471, il castello divenne dimora stabile della famiglia estense, poiché il corridoio che metteva in comunicazione residenza e castello viene sopraelevato, assurgendo alla dignità di nuova ala della costruzione. Anche lo spazio tra la Torre Marchesana, quella che oggi è munita di un grande orologio, e la Torre dei Leoni subì modifiche: esso venne sopraelevato per guadagnare ulteriori spazi da utilizzare sia come residenza che come saloni destinati alla vita di corte e all'intrattenimento dei numerosi ospiti che giungevano presso gli Estensi. Negli anni in cui regnò Alfonso I la fortificazione venne munita anche di ampie cucine a piano terra e gli appartamenti ducali subirono ulteriori migliorie, tali da renderli più ospitali e quindi più adatti per farvi soggiornare le signore della casata.
Ma per vedere e vivere la bellissima residenza nelle mirabili fattezze con cui è giunta fino a noi, i cortigiani dovettero attendere Ercole II, che ne affidò un accurato restauro all'abile architetto Gerolamo da Carpi. I merli vennero abbattuti per far posto a balconate di luminosa e candida pietra bianca, l'intero edificio venne innalzato di un piano per ricavare nuovi saloni all'interno quali ospitare illustri visitatori in sontuosi banchetti, le terazze aperte delle torri vennero rimpiazzate da slanciate altane, mentre venne ideata la bella loggia-giardino detta "degli aranci", a ristoro delle duchesse e delle loro amicizie più intime. Le bifore e le trifore furono sostituite da ampie finestre, segno che ormai il castello stava trasformando la sua destinazione d'uso da trecentesca roccaforte a cinquecentesco palazzo rinascimentale, adatto ad ospitare i fasti di una corte ormai ben voluta dalla sua città e famosa in tutta la penisola per le sue ricchezze.

Alla morte di Girolamo da Carpi i lavori vennero affidati ad Alberto Schiatti, il quale dovette poi sobbarcarsi anche l'ardua opera di rimettere in piedi l'intero meniero danneggiato dal terribile terremoto del 1570. Ormai, in ogni caso, il Castello rappresentava il fulcro di una nuova Ferrara, sempre più grande e forte, tanto che Ercole I aveva a suo tempo commissionato all'ingegnoso Biagio Rossetti un allargamento della cinta muraria che aveva conferito alla residenza una posizione coincidente con il baricentro cittadino. La potenza che il ducato estense aveva a quel tempo è ancora oggi così viva e tangibile nelle poderose fattezze della loro abitazione da sembrare non essere in realtà mai tramontata.

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