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La storia del Castello Estense
Dallo sgomento e dalla paura, quindi, nacque sei mesi dopo la fiabesca fortezza che ne rimane a testimonianza ancor oggi. Essa vide la sua nascita appigliarsi alla muratura della preesistente Torre dei Leoni, posta a guardia dell'omonima porta che era l'antica terminazione settentrionale delle mura allora situate sulle rive del canale della Giovecca, e che noi oggi conosciamo nella forma degli ampliamenti opera di Biagio Rossetti, secondo il volere di Ercole I d'Este. Il fossato scavato a protezione della torre venne allargato, le quattro torrette che erano state collegate al suo corpo centrale, tramite tre arcate cieche, al momento dell'arrivo degli Estensi in città, furono abbattute. Bisognava far posto ad una nuova e più grandiosa fortificazione, che sarebbe rimasta a testimoniare la grandiosità estense per molti e molti secoli.
Come già l'antica torre era stata per prima pensata nel ruolo di ambasciatrice visibile a tutti della potenza e dello spirito d'intraprendenza della nuova casata appena giunta a Ferrara, così il castello avrebbe dovuto, sulle fondamenta di quell'iniziale dichiarazione, ribadire il concetto: gli Estensi ormai erano i padroni di Ferrara e non importava più che il popolo lo volesse o meno, essi erano i governanti e per questo gli si doveva rispetto e dedizione. Bartolomeo Ploti, detto Bartolino da Novara, pensò ad un edificio a pianta quadrangolare, quadriturrito e fornito di imponenti merlature. Era indispensabile isolarlo dalla terraferma tramite un profondo fossato, che lo rendesse accessibile solo per mezzo di ponti levatoi.
Una cortina di fabbricati da collocare in senso longitudinale venne posta a congiunzione delle quattro torri, in modo che all'interno della costruzione risultasse un ampio cortile.
Unicamente piccole finestre e qualche bifora permettevano alla luce di filtrare attraverso le pesanti mura, mentre le feritoie servivano per vigilare sui piani più bassi e sugli avancorpi che contenevano i meccanismi capaci di sollevare i ponti mobili. La sola rifinitura dell'austero mastio era rappresentata da un lungo cordolo attorcigliato, appoggiato tra lo zoccolo strombato e la muratura verticale della costruzione, il quale agli spigoli era ornato da raffigurazioni delle imprese del casato suo costruttore. Anche le torri recavano impresso qualche ornamento: la torre dei Leoni, ad esempio, probabilmente deve il suo nome al bassorilievo su lastra di pietra che si trovava quasi alla sua sommità e il quale vedeva rappresentate due fiere molto simili ai leoni un tempo posti a sovrastare il varco dell'antica città di Micene.
La leggenda narra che appena la fortezza venne completata nelle sue ultime finiture, Niccolò II fece posizionare l'artiglieria come se fosse pronto a far fuoco su quella riottosa e ostile città che ancora non aveva del tutto accettato il suo governo. Egli intendeva ribadire con forza la sua autorità, per soggiogare Ferrara in modo definitivo e darle ad intendere di non essere più lei a tenere, come si dice, il coltello dalla parte del manico. Inizialmente la costruzione del Castello venne adibita solo a rocca difensiva, mentre a partire dalla seconda metà del Quattrocento, già durante il governo di Borso, venne realizzato un corridoio di unione tra il castello e la residenza marchionale, edificio orientato verso quella che oggi è la piazza comunale.

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