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La Dianti, al decesso di Alfonso, si trovò così ad ereditare un palazzo in centro a Ferrara e diverse rendite nei territori dei possedimenti estensi, tra cui predilesse il Verginese. In esso, infatti, Laura diede il via ad una serie di lavori di risistemazione che paiono attribuibili, per stile e concomitanza cronologica dell'attività dell'artista nel ferrarese, a Girolamo da Carpi. L'edificio venne ingrandito, munito di quattro imponenti torri angolari a pianta quadrata, di timpanature decorative alle finestre e di un bugnato in cotto, come cornice per le porte e i quattro torrioni. Tali cambiamenti vengono attribuiti alla maestria carpiana da numerosi storici tra loro concordi, ma in realtà non vi sono prove così certe da avvalorare a pieno questa ipotesi.
Di fatto quindi, anche se la Dianti costituì nel nuovo castello una piccola corte sul modello della grande ferrarese, il Verginese fu dunque una vera e propria delizia estense solo per un anno, sotto la guida di Ercole II, poi la sua ricchezza e vitalità artistiche e culturali sono da ricondurre all'opera di Laura, che fu mecenate per numerose grandi personalità dell'epoca. Alla morte dell'amante del duca Alfonso I, tutti i possedimenti cedutigli rimasero di proprietà del maggiore dei due figli avuti dal duca, coului che portava lo stesso nome del padre, e passarono in seguito al nipote, Cesare d'Este. In ogni caso la prosperità della Delizia cessò con la fine del casato estense e il passaggio dei suoi territori allo Stato Pontificio.
Nel 1590 Cesare cedette i possedimenti che gli derivarono in eredità in parte alla famiglia Picchiati e in parte ai Marchesi di Bagno. Questi ultimi ebbero la fortuna di venire in possesso dell'area del Verginese. All'estinzione della discendenza ferrarese dei di Bagno, l'archivio delle iniziative economiche da essi intraprese e tutti i documenti relativi ad eventuali rimaneggiamenti del complesso andarono perduti, rendendo impossibile la ricostruzione del percorso vitale del Verginese nel XVII secolo. Uno sguardo alla vicina Chiesetta lascia intuire possibili rimaneggiamenti, più che al castello stesso, agli edifici ad esso adiacenti.

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