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Quel cordone sabbioso creato dai detriti della foce, che portò all'avanzamento della linea costiera tra X e XIII secolo, venne anticamente spartito tra diverse potenti famiglie arianesi. Ma quando Alfonso II ebbe a passare in quei verdeggianti luoghi, così ricchi di fauna selvatica e selvaggia vegetazione, decise che essi dovevano divenire il più presto possibile di proprietà dell'illustre famiglia d'Este, di cui egli era al momento alla guida, e perciò li acquistò, per riempirli di meraviglie, nel 1490. Nel 1578 ordinò che prendessero il via i lavori di costruzione di una grandiosa tenuta, prezioso dono per la sua terza moglie, la bella Margherita di Gonzaga.
Quindi, inizialmente pensata come riserva di caccia data l'abbondanza di vegetazione e la presenza di cervi, daini, cinghiali, lepri e numerose specie di uccelli nell'attigua foresta marittima, la tenuta venne fortificata con possenti mura lunghe ben nove miglia, quasi undici chilometri. Tali mura, costellate a tratti da torrioni di vedetta, sollevano in realtà l'ipotesi di un possibile ambizioso progetto del Duca: creare un nuovo insediamento marittimo alle foci del Po di Goro.
Certamente, se qui fosse nato un centro portuale capace di concorrere con la vicina Venezia per ottenere il predominio sui traffici dall'Adriatico verso l'entroterra, Mesola avrebbe acquistato grande prestigio e la casata d'Este avrebbe potuto vantarsi di aver dato origine alla più fiorente città-emporio fondata nel corso del Rinascimento Italiano.
Sfortunatamente sopraggiunse la morte di Alfonso II proprio nel 1598, quando i lavore di costruzione del grandioso maniero e di fortificazione della zona erano da poco giunti al termine: la casata estense, priva di eredi diretti, fu costretta a cedere Ferrara allo Stato Pontificio e a trasferirsi a Modena, pur continuando ad esercitare la proprietà sui terreni allodiali quali la tenuta di Mesola. I Veneziani, del resto, si ripararono dall'eventuale sviluppo del nuovo centro rinascimentale attraverso il "taglio di Porto Viro", una deviazione del tratto terminale del fiume Po realizzata tra 1599 e 1604, che mirava ad impedire l'interramento della laguna veneziana e, sconvolgendo il delta del grande fiume, finì con l'allontanare definitivamente Mesola dalle acque marine.
Nel 1771 il Duca di Modena, Ercole III d'Este, diede lo splendido castello e la selvaggia proprietà terriera in dote alla figlia Beatrice, quando andò in sposa all'arciduca Ferdinando d'Austria, figlio della grande Maria Teresa. Dal 1785 passò nelle mani della Chiesa e vi rimase fino all'arrivo delle truppe francesi, che lo ottennero dal Papa con il trattato di Tolentino nel 1797, insieme ad altri beni allodiali e in cambio dei diritti sulle fondazioni religiose di Roma e Loreto.

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