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La famiglia Gulinelli modificò con decisione d'intenti l'originale impianto dell'antica delizia: sopraelevando le ali del castello rese la sua torre decisamente più tozza e finì con il conferire alla costruzione una struttura a pianta quadrata. Tale struttura si mantenne fino a che il bombardamento alleato del 1944, che distrusse l'attigua cittadina di Argenta, stravolse nuovamente il profilo dell'anziano maniero. Oggi il Benvignante si presenta a pianta rettangolare, come doveva essere alla sua origine, innalzandosi su due piani e lasciando che sul suo interno si aprano grandi finestre rettangolari, distribuite simmetricamente sulla facciata. La grande volta a padiglione che sta nel mezzo della torre rappresenta un suggestivo ingresso principale: l'arcata a tutto sesto, realizzata in cotto, porta alla sommità lo stemma della casata GUlinelli, ancora oggi lì a testimoniare la loro gloriosa residenza nel luogo.
A detta di molti storici la posizione strategica della villa, che permette di dominare tutta la piana circostante dal suo poderoso torrione merlato centrale, doveva essere stata pensata anche con funzione difensiva o per lo meno di controllo, anche se di fatto non operò mai da baluardo per il territorio argentano.
Prima dei Gulinelli, alla gestione di quel complesso che gli abitanti locali definiscono con affetto "Al Turòn", si successero diverse famiglie di braccianti e la famiglia del gastaldo di turno, ossia di colui che amministrava le terre circostanti per volere del signore.
Nella costruzione a quel tempo trovarono posto anche attività connesse al lavoro dei campi e al sostentamento, come una macelleria, la bottega di un fornaio, quella di un fabbro e un'osteria munita di alloggio.
Negli ultimi quindici anni sono state avviate importanti opere di recupero del complesso, nell'intento di restituire alla Delizia il suo antico splendore e farla rivivere di nuova operosità culturale e artistica. Nel febbraio 1990 l'Amministrazione comunale di Argenta decise di acquistarla dai privati che allora la possedevano per affidare l'immobile alla Soprintendenza ai monumenti del Comune di Ravenna, intenzionata a restaurarlo se fosse diventato di proprietà pubblica. L'idea iniziale era di renderlo la sede di un museo dedicato a G. B. Aleotti e alla magnificenza dell'architettura estense.

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