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Il grande edificio centrale presenta ancora i sei grandi finestroni gotici archivoltati in marmo e in una delle sale della monumentale dimora, detta "delle vigne", resiste all'incuria del tempo un favoloso dipinto cinquecentesco. Esso raffigura un pergolato sostenuto da gruppetti di quattro cariatidi: sullo sfondo, nei buchi lasciati dai tralicci, si intravedono fiabeschi e surreali paesaggi. Su di un lato della sala ritroviamo i ritratti dei signori Estensi, raffigurati nello stile e negli atteggiamenti che li vedono anche rappresentati nel cittadino Palazzo Schifanoia. I particolari stilistici fanno pensare che tali pitture siano opera del grande Girolamo da Carpi, ma l'attribuzione non è stata mai del tutto accertata.
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Tra i grandi maestri dell'Officina Ferrararese che si dice siano giunti a Belriguardo per lasciare la propria traccia nelle architetture o nei magnifici saloni ricordiamo: Ercole De' Roberti, Nicolò Panizato, Pisanello, Camillo Filippi, Battista Dossi, il Garofalo e Giacomo da Ferrara. Anche il grande Torquato Tasso passò qui alcune delle sue giornate e quando Goethe decise di dedicare al grande letterato una tragedia la ambietò proprio tra le bellezze del Belriguardo, pur non essendo mai giunto egli stesso a contemplarle di persona. Quando si estinse il potere estense nel ferrarese la grande e bella delizia rimase partrimonio privato della discendenza dei Duchi, fino a Franceso III, che lo cedette a livello perpetuo a G.B. Buonanome.
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In seguito Belriguardo passò ai duchi Massari e fu poi smembrato in tante piccole proprietà fino all'acquisizione da parte dell'amministrazione comunale di Voghiera che diede il via ad un graduale quanto costoso restauro. Oggi l'antica delizia è sede della Biblioteca Comunale, del Museo Archeologico che conserva i reperti rinvenuti nella necropoli romana di Voghenza e di una mostra permanente con sculture del voghierese Giuseppe Virgili.
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