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Quando nel 1443 il Duca di Milano e Signore di Bologna Filippo Maria Visconti venne a conoscenza del colpo di mano organizzato da Andrea Bentivoglio per usurpare quelle terre che egli voleva porre sotto il suo controllo, ordinò al capitano di ventura che aveva assoldato di riprendere il controllo sulle terre del Centopievese. E così quello stesso anno il capitano Nicolò Piccinino si rivolse a Luigi Dal Verme, anch'egli mercenario, affinchè con le sue truppe tentasse di ribaltare la situazione. Quest'ultimo, munito di un esercito di 3200 soldati, assediò la Rocca di Cento l'8 Giugno di quell'anno, mentre correva la vigilia della Pentecoste. I centesi seppero resistere all'assalto con grande tenacia e sbaragliarono le truppe avversarie. Per commemorare questa vittoria la gente di Cento decise di organizzare ogni anno, nel giorno di Pentecoste, la corsa del Palio: la prima ebbe luogo già nel 1444.
Ma la Rocca, decisamente provata dal fuoco nemico, necessitava ormai di grandi opere di manutenzione. Essa venne perciò quasi totalmente riedificata, e potenziata soprattutto negli interni, dal Vescovo e Cardinale bolognese Giuliano della Rovere, che aprì nella struttura le poderose bocche di fuoco, innalzò la prima copertura delle torri e, divenuto Papa Giulio II, vi tornò qualche volta per soggiornarvi sotto l'ala protettiva dei suoi soldati, nel corso degli spostamenti che intrattenne a fini politici.
Il grande e blasonato baluardo difensivo divenne, tra Ottocento e Novecento, sede di una prigione, grazie alla sua posizione isolata e alle fortificazioni che la rendevano impenetrabile dall'esterno ma anche inevadibile dall'interno. Oggi che è stato comlpletato il suo più recente restauro, consacrato dall'innaugurazione della Rocca il 14 agosto 2005, essa viene coinvolta all'interno delle molteplici iniziative culturali ed artistiche organizzate dal Comune di Cento edall'Amministrazione provinciale ferrarese. Sono questi momenti di comunione tra la popolazione centese che permettono di assaporare al meglio l'atmosfera creata da una così nobile cornice, ricordo ancora tangibile di un passato tanto operoso quanto guerriero.
Nei pressi della fortificazione è stato da tempo posto un significativo monumento dedicato ad uno dei più illustri figli della cittadina: l'artista Giovan Francesco Barbieri, detto il Guercino. Egli fu il primo a trasmettere ai suoi concittadini la grandiosa sensibilità della sua sorprendente perizia nell'arte pittorica, tanto da dare il via all'apertura di diverse scuole di pittura nel periodo tra Cinquecento e Seicento.

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