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Rocca di Cento

A difenderla, in luogo del suo ora prosciugato fossato, oggi stanno i fiori e i verdi alberi posti ad ornamento del giardino che la circonda. Qui anche i peggiori e più temibili assaltatori di fortezze finirebbero con il lasciarsi alle spalle ogni cattivo pensiero per abbandonarsi dolcemente al loro profumo e contemplare la grandiosità rassicurante dell'imponente Rocca di Cento: unica tra le poche testimonianze delle fortificazioni trecentesche anticamente edificate a difesa della cittadina, insieme a Porta Pieve e all'anziana cinta muraria.
Sorprendentemente poco fuori dalle mura, situata a sud del centro abitato, proprio al termine di corso Guercino, la Rocca sembra essere opera dell'architetto Antonio di Vincenzo, cui venne commissionata nel 1378 dall'episcopato bolognese. Sempre il vescovo di Bologna, nel 1460 a ricoprire tale carica stava Filippo Calandrini, decise di farla risistemare, per adeguarla ai più aggiornati trucchi della difesa militare. La sua funzione doveva essere quella di proteggere la città dagli eventuali nemici, perciò fu abitata quasi esclusivamente da soldati e sentinelle, tanto che la decorazione dei suoi interni venne sempre trascurata.
La compatta struttura dalla pianta quadrilaterale, munita di un torrione per ogni angolo e di un poderoso mastio centrale, inizialmente vantava una classica merlatura ornamentale, che nel corso dei secoli è stata sovrastata da una tettoia protettiva, in modo da rendere utilizzabile anche l'area della terrazza.
La costruzione si innalza oggi ancora prepotente, a narrarci la sua storia di assedi e battaglie, sempre combattuti con valore e disprezzo del pericolo, con la foga della vittoria e l'intento di non farsi sopraffare per nessun motivo. Il grande mastio reca ancora i segni di un originario ponte levatoio, a testimonianza di come, in caso di pericolo, la Rocca poteva essere isolata dalla terraferma sui tutti e quattro i lati.

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