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Puntare il naso all'insù in qualche angolo del verde giardino può portare a scoperte davvero interessanti. Un serie di piccole colonnine attorcigliate realizzate in legno di rovere si snodano lungo il perimetro dell'edificio e paiono essere retaggio dell'antica costruzione agostiniana. Una piccola nicchia gotica quadrilobata conserva poi i simboli dell'impresa estense: sopra due cimieri stanno altrettante acquile che portano l'una la corona marchionale e l'altra il cercine. Come avrebbe potuto, la famiglia che tra quelle mura lasciava una tra le sue anime più pie, non manifestare apertamente, almeno in luogo simbolico, la magnificenza del proprio potere e della propria generosità? Non dimentichiamo che è proprio grazie al casato dei Duchi D'Este che Sant'Antonio in Polesine nacque e si arricchì di splendide opere di unico ingegno artistico.

Gli interni
Le parti interne del complesso cui il pubblico può accedere sono, in sostanza, la cosiddetta chiesa esterna, il chiostro e il cortile su cui si affaccia la chiesa pubblica, alcuni ambienti limitrofi a quest'ultima e, infine, la bella chiesa interna, detta anche "coro delle monache", poichè caratterizzata dalla presenza di imponenti scanni in legno di noce, nei quli sedevano e siedono tutt'ora le monache nei momenti comunitari di canto e preghiera.
Le decorate cellette del dormitorio, il refettorio e tutte le sale dell'area conventuale superiore, destinate alla clausura, rimangono zone strettamente private, a cui è vietato accedere. Da quegli antri velati di mistero giunsero nei secoli testimonianze di grandiosi affresci a forma di stella, contenuti nei lacunari del soffitto del "dormitorio piccolo": oggi sembra che di essi si sia conservato solo il ritratto di Santa Scolastica, sorella di Benedetto.
Ambiente decisamente rappresentativo del monastero è la cappella dedicata a Beatrie d'Este, anch'essa al piano superiore, nella zona riservata alle sole monache. Qui riposano le ossa della Beata, all'interno di un'urna posta al di sotto di un altare. In origine, fino a due secoli dopo la morte di Beatrice, le monache erano solite lavare il corpo della defunta e venderne la miracolosa acqua di lavaggio, finchè, nel 1512, esso si dissolse sotto gli occhi della Badessa Arcangela Bevilacqua. In seguito si continuò a lavarne le ossa ma la paura di perdere anche quelle sacre reliquie divenne così grande che la pratica fu abbandonata. Ma le richieste dell’acqua sacra non cessarono e, tra il 1527 e il 1530, cominciò a verificarsi un prodigioso fenomeno: uno strano liquor fuoriusciva dalla Pietra Sacra allora usata come altare, che fungeva da coperchio per il sepolcro della Beata. Il miracoloso fenomeno, a quanto pare, continua a ripetersi ogni anno, nel periodo che va da ottobre-novembre al mese di marzo. Nel corso dello stillicidio i muri che sostengono la Pietra Sacra restano asciutti, privi di umidità e segni di corrosione, pur essendo ormai vecchi di 7 secoli: la Pietra Sacra non accenna a sfaldarsi, nonostante ogni anno in quel periodo si raccolga, goccia a goccia, una quantità d’acqua pari a 5-7 litri.

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