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Il monastero di Sant'Antonio in Polesine

La storia e l'architettura esterna
Il bel ciliegio giapponese che riempe di fiorellini rosa il chiostro a piena primavera è solo una delle bellezze di questo magnifico luogo: il Monastero di Sant'Antonio in Polesine. A dispetto del nome del Santo cui il luogo è dedicato, qui da secoli meditano in clausura le suore benedettine seguaci della volenterosa fondatrice, Beatrice II d'Este, figlia secondogenita del marchese Azzo VII d'Este, detto Azzo Novello, e di Giovanna di Puglia.
Il terreno su cui sorse la costruzione era in origine paludoso, ricco di sabbia e limo depositatisi in abbondanza sul letto del fiume Po a causa delle sue frequenti piene. Cominciò poi a sorgere, su quei detriti, della vegetazione spontanea e nacquero piccole isolette proprio al centro del corso del fiume. Sembra che la determinazione del nome dato al monastero, "in Polesine", derivi proprio dal connubio tra questo fiume, il Po, e i germogli che cominciarono a popolarne le acque: in latino i fragili virgulti venivano infatti detti "pollicini". Questi terreni ancora insalubri e circondati da due rami del fiume, immersi in una natura selvaggia e in posizione isolata rispetto all'operosità cittadina, parvero subito allettanti alle congregazioni religiose che nacquero poco dopo l'anno mille: sull'isolotto di Sant'Antonio sorse così ben presto un piccolo insediamento di monaci eremiti agostiniani.
Pare che anche al tempo di Azzo Novello e la figlia Beatrice, il paesaggio del luogo avesse carattere insulare, mentre ben sappiamo che nei secoli il fiume mutò il suo corso e oggi l'antico luogo di meditazione si trova al centro della zona medievale di Ferrara. Tra 1260 e 1270 Azzo Novello acquistò i terreni e gli edifici dei devoti a San Agostino affinchè questi potessero ospitare la comunità fondata dal fervore religioso della figlia, poichè la precedente sede, la chiesa di Santo Stefano della rotta di Focomorto, che ospitava le suore dal 1254 ed era stata appositamente ristrutturata per volere di Azzo VII e del Vescovo di Ferrara Giovanni Querini, cominciava ad essere insufficente rispetto alle esigenze del gruppo.

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