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Il silenzioso monastero, fondato nel 1406 e approvato alla regola di Santa Chiara il 4 aprile 1431 da Papa Eugenio IV, nacque con il favore di Niccolò III d'Este e di tutta la sua casata. In quegli annni molti ricchi cittadini ferraresi donarono rendite e fecero grandi lasciti all'umile devozione delle monache, tanto che il complesso monastico arrivò a comprendere tra i suoi possedimenti diversi edifici (chiostri, fabbricati, vasti orti e anche la bella Casa Romei, dono tardo-quattrocentesco di Giovanni Romei), estendendosi su tre vie, quasi per un intero isolato cittadino. Oggi di tutte le costruzioni non rimane che la Chiesa e una piccola porzione dell'antico possedimento, ancora destinata alla clausura delle sue abitanti. Le "sorelle povere di Santa Chiara" vivono oggi in completo isolamento per diverse ore al giorno, ma ogni tanto concedono qualche parola ai pellegrini giunti per rendere grazie alla Santa loro protettrice e, nei primi dieci giorni di marzo, il convento viene solitamente aperto al pubblico, che può eccedervi per ammirarne le bellezze interne.
L'antica chiesa quatrocentesca riporta una facciata tipicamente ferrarese: realizzata in mattoni, dal portale a cuspide acuta decorata da un ampio rosone e da archetti in cotto. Nel corso dell'anno il pubblico può accedere solamente alle zone della chiesa e del coro, entrambe parti che durante i secoli hanno subito sostanziose modifiche. La notte di Natale del 1665 un indomabile incendio devastò questi luoghi, che dovettero essere ricostruiti per buona parte. I lavori vennero seguiti dall'architetto Antonio Foschini e arrivarono a completamento attorno al 1770. Il coro venne rimpicciolito e la chiesa ingrandita, la facciata, originariamente orientata su via Pergolato, venne trasportata su via Campofranco, dove si trova ancora oggi, e ricostruita con il massimo rispetto degli antichi criteri.
A testimonianza dell'antica posizione della facciata rimangono oggi i segni delle vecchie finestre, proprio a lato del portale, mentre nel sito attuale un tempo si trovava l'esterno dell'abside.
Il profondo valore artistico dell'edificio si può ammirare nelle magnifiche opere pittoriche poste a maggiore gloria della Santa protettrice dell'ordine: la "Comunione degli Apostoli", quadro di G. B. Cignaroli oggi conservato sull'altare maggiore, e "La Crocifissione", magnifica realizzazione seientesca di Ippolito Scarsella miracolosamente scampata alla furia delle fiamme. Ma non solamente queste opere dell'ingegno umano rendono prestigioso questo ambiente. Il coro, infatti, rappresenta una sorta di Pantheon della famiglia estense: tra le sue pietre sono conservati i corpi di molti dei grandi duchi e dei loro parenti, anche se, in seguito all'incendio del 1665, i sepolcrti originali sono andati perduti e ora rimangono solo iscrizioni lapidarie a testimoniare la presenza di tante nobili vestigia.

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