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Discepolo dell'abate Guido fu anche un altro monaco, che ne seguì le orme fino ad arrivare egli stesso alla guida del monastero: Gerolamo. Questi, tra il 1078 e il 1107, grazie alla sua passione per lo studio e la lettura, arricchì di numerosi titoli la già prestigiosa biblioteca dell'abbazia, che arrivò a contare, secondo l'elenco redatto dal monaco Enrico per una lettera indirizzata ad un laico, circa 240 titoli. Ultimo monaco di cui si hanno oggi precise notizie personali, Gerolamo è considerato l'ultima guida del periodo più prospero attraversato dall'abbazia: i suoi successori videro infatti assottigliarsi sempre più il numero degli appartenenti alla comunità monastica e, più che di curare il ruolo di modello comportamentale e spirituale, essi si occuparono delle questioni ecomomico-amministrative che vedevano coinvolte le proprietà del monastero. In ogni caso anche questo impegno dovette presentarsi come tutt'altro che semplice: a quell'epoca i territori sotto l'egida pomposiana si estendevano a ben 21 diocesi e 75 chiese, in un'area che comprendeva terre in Emila, Romagna, Veneto, Lombardia, Piemonte, Marche e Umbria.
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La disastrosa "rotta del Po", in località Ficarolo a metà del XII Secolo, causò la formazione del Po di Venezia a nord della città di Ferrara, la creazione di nuovi corsi e la prosciugazione di altri, l'impoverimento della navigabilità del Po di Volano e Primaro. Il violento tentativo del fiume, carico delle piogge stagionali, di aprirsi un nuovo e più ampio varco verso il mare, favorì l'impaludamento della zona: in breve tempo l'isola di Pomposia si ritrovò collegata alla terra ferma tramite un istmo formato dai detriti alluvionali.
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L'acqua cominciò a ristagnare, rendendo l'ambiente malsano e malarico, così che i monaci iniziarono gradualmente l'esodo verso il monastero di S. Benedetto a Ferrara. L'abate si trasferì in città già dal 1339 e nel 1553 lo seguirono i suoi monaci, mentre l'abbazia venne trasformata in azienda agricola. La soppressione effettiva dell'abbazia avvenne nel 1653 e l'ultima effettiva presenza monacale risale al 1671.
Con l'arrivo delle truppe napoleoniche, nel 1827, cessa il patronato dei monaci benedettini sulla parrocchia di Pomposa: i suoi territori vennero venduti a privati e molti degli edifici del complesso vennero demoliti.Il recupero dell'area ebbe inizio a partire dall'Unità d'Italia, con la bonifica dei terreni circostanti e il restauro degli antichi locali. Dal 1965 l'arcivescovo delle diocesi di Ferrara e Comacchio assunse, per determinazione pontificia, il titolo di Abate onorario di Pomposa, carica che a tutt'oggi si trasmette ai vescovi entranti. Tra 1976 e 1977 viene inaugurato il Museo Pomposiano, all'interno del vecchio dormitorio dei monaci.
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