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Numerose leggende testimoniano la grande devozione del monaco e abate Guido, che pretendette un'applicazione ferrea della regola benedettina tra le mura del suo convento. Si narra che egli non riservasse alcuna clemenza né per se stesso o per i monaci e né, tanto meno, per i penitenti che giungevano alle porte del monastero allo scopo di ricevere il sacramento della confessione. Il marchese Bonifacio di Canossa, frequentatore abituale dell'abbazia e amante della musica religiosa, era solito tormentare i poveri monaci dediti al canto con scherzi di ogni genere: Guido riuscì a togliere anche tale cattiva abitudine del nobile facendogli infliggere, come penitenza per i suoi fraudolenti commerci legati alle cariche religiose, una dolorosa flagellazione a torso nudo davanti all'altare dedicato a Maria madre di Dio.
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Morto nel 1046, mentre si recava al primo sinodo organizzato dall'imperatore Enrico III a Pavia, la salma di Guido, in seguito santificato, venne prima tumulata nella cattedrale di Borgo San Donnino (oggi Fidenza) e in seguito, per volere dell'imperatore e dietro sollecitazione dei monaci, venne riesumata e portata prima a Verona e poi in Germania, dove fu donata alla chiesa di San Giovanni di Spira. Abbaziato importante per il monastero di Pomposa fu quello di Mainardo, uomo che godeva di grande fiducia sia da parte papale che da parte imperiale, che, quale abile mediatore tra due opposti poli, potè continuare l'opera che Guido, con l'appoggio ideologico di Pier Damiani, aveva solo potuto cominciare: il tentativo di attuare una riforma ecclesiastica che mettesse d'accordo Papato ed Impero nella lotta alla corruzione degli ambienti religiosi operata dalle influenze laiche.
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Proprio sotto l'abbaziato di Mainardo venne costruito il campanile (completato nel 1063), progettato da Deusdedit e finanziato dalle famiglie Atto e Villa.
Personalità importante che vide l'inizio della sua formazione religiosa proprio tra le mura pomposiane fu Guido il Musico, detto anche Giudo d'Arezzo, discepolo dell'abate Guido degli Strambiati. Merito di tale personaggio fu l'invenzione delle note musicali e del pentagramma, che resero accessibile a qualsiasi persona quella che, per la sua difficoltà di lettura ed interpretazione, fino ad allora era stata un'arte riservata agli studi monastici: il canto. Le malevole insinuazioni dei confratelli, contrari alla sua innovativa notazione musicale a ai suoi metodi di insegnamento della musica, lo spinsero ad abbandonare Pomposa per recarsi presso il vescovo di Arezzo, fratello di Bonifacio di Canossa, che lo pose alla guida della Schola Cantorum della sua cattedrale. Alcuni studiosi affermano che Guido tornò a Pomposa per terminarvi i suoi giorni, a seguito dell'invito ricevuto dal suo antico abate.
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