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L'indipendenza abbaziale venne raggiunta solo con un documento del 1001 inviato da Ottone III a Papa Silvestro II: tale documento in realtà non fece altro che inserire l'abbazia tra i possedimenti diretti dell'imperatore e quindi nel complesso gioco di contese tra Impero e Papato a causa dei grandi possedimenti abbaziali e delle ricche saline, così da rimandare il raggiungimento dell'effettiva indipendenza, attestata al 1022. Da quell'anno ebbe inizio un peridodo di partiolare prosperità, che portò grandi personaggi a trascorrere periodi di meditazione nel convento, all'interno del quale i monaci praticavano a periodi alterni la vita cenobitica e l'eremitaggio. San Pier Damiani soggiornò a Pomposa per due anni e anche l'imperatore Ottone III, del quale i monaci erano devoti estimatori, vi trascorse alcuni giorni per prendere contatti segreti con l'allora doge veneziano Pietro Orseolo.
Il momento di maggiore prosperità del monastero si ebbe nel corso dell'abbaziato del ravennate Guido degli Strambiati, tra il 1008 e il 1046. I due monaci pomposiani che lo conobbero personalmente e decisero scrivere della sua vita, riportarono che all'epoca in cui Guido divenne abate il monastero versava in una condizione di semi povertà, pur godendo di estrema ricchezza di beni e meriti spirituali. Da ciò si deduce che l'abate compì numerosi sforzi per restituire benessere alla sua comunità di monaci, concludendo accordi, guadagnando privilegi a accumulando ulteriori beni materiali.
L'antica chiesa venne così ampliata e rinnovata allo scopo di ospitare i nuovi conversi e i giovani aspiranti monaci che arrivavano anche da molto lontano, pervasi dal fervore della chiamata divina e dall'intento di consacrare la propria vita a Dio. La riconsacrazione della chiesa avvenne nel 1026. Di tale ristrutturazione restano solamente qualche documento, perciò risulta oggi difficile poter individuare effettivamente quali e quanta parte degli edifici del complesso fosse già esistente all'epoca di Guido e quale si deve invece alla sua volontà: solo per quanto riguarda il Palazzo della Ragione, decisamente somigliante ai palazzi veneziani dell'epoca, si è più decisi nell'attribuirlo all'epoca di Strambiati o ai suoi immediati successori.

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